La scoperta del “doudou”

foto tratta da La Maison de Doudou

Nel mio girovagare online alla ricerca di vestitini e decorazioni per bimbi meno banali del solito rosa/azzurro/bianco, fiori per le femmine e barchette per i maschi, ero incappata in molti giocattoli deliziosi, che mi ricordavano un poco il gatto strano che avevo preso come primo regalo ufficiale alla mia bimba: pupazzetti simili a fazzoletti con occhi e orecchie, alcuni semplici, altri creativi, dai colori delicati o vivacissimi. Era chiaro che quel tipo di pupazzo da neonato fosse conosciuto come “doudou”, e avevo persino trovato un sito chiamato La Maison de Doudou che ne proponeva un’infinità, e che è finito subito nella mia lista dei siti preferiti per eventuali futuri acquisti.

Quando poi, non ricordo quanto più tardi, ho deciso di aprire questo blog, una delle prime cose che ho fatto è stato sfruttare la possibilità di inserire link ad altri siti per mettere un po’ di ordine tra i molti finiti nella mia cartella dei preferiti e permettere anche ad altri di curiosare.

Tra i diversi siti, ovviamente, è finita anche la Maison de Doudou – e nella descrizione mi sono trovata a dover dire qualcosa di breve e chiaro su cosa fosse un “doudou”. E’ così che ho scoperto che è qualcosa di più di un semplice pupazzetto pensato per i più piccoli, ma quello che in Italiano viene molto poco poeticamente chiamato solo “oggetto transizionale“, dalla definizione di Donald Winnicott: è, per intenderci, la “copertina di Linus”, una sorta di surrogato della mamma, un oggetto in genere “tattile” che diventa particolarmente caro al neonato perché lo aiuta ad affrontare il momento del distacco e ogni situazione che gli procura disagio, rassicurandolo. Il nome doudou viene dal francese, dove viene così chiamato perché viene utilizzato per fare “dodo”, la nanna.

foto tratta da La Maison de Doudou

Tra le altre cose avevo trovato un bel post nel blog La Casa nella Prateria, dove si dice che in Francia “le puericultrici incoraggiano i futuri genitori a scegliere un doudou per il loro bambino, e a tenerselo nel letto in modo che questo si impregni del loro odore e possa accompagnare il piccolo fin dalla nascita“.

L’idea mi era piaciuta un sacco. Per carità, in genere è il bimbo a scegliersi il suo oggetto transizionale, e tra tante scelte che fanno i genitori al posto loro… almeno quello lo scegliessero da soli, poveri cuccioli! Allo stesso tempo, però… senza saperlo avevo già preso un doudou alla mia bimba, e l’idea di tenerlo con me per farlo profumare di mamma mi attirava davvero molto.

E così da almeno un mese ormai il gatto strabico dorme con me, infilato nel mio pigiama sopra il seno sinistro. Per il momento lo chiamo Mao, che è breve e semplice – anche perché il nome originale Ronronos con la mia erre moscia non suona granché bene! – poi spero che la mia cucciola ci si affezioni e gli trovi un nome tutto suo.

Nei giorni scorsi ho anche trovato questo interessante commento nel forum di Pianeta Mamma , che secondo me descrive in modo semplice e chiaro l’importanza del doudou per i nostri bimbi:

Il Doudou, ovvero l’oggetto transizionale di Donald Winnicott (è lui, il mio grande amore, che lo ha codificato come tale e a lui si deve la descrizione dell’area transizionale! Ve ne parlo sempre!!! ) è una cosa estremamente seria per i bambini.
Non è un diversivo, nè propriamente un consolatore… e soprattutto non è intercambiabile, è uno e uno solo.
Non tutti i bambini ce l’hanno, in particolare quelli che hanno la mamma a disposizione h24 in genere non scelgono un oggetto transizionale.
Non ho detto scelgono a caso, xkè in effetti l’ideale sarebbe che fosse il piccolo a sceglierlo e non che fosse offerto dai genitori (quella è una strategia di marketing) e normalmente i bimbi scelgono le cose più impensate: per lo più stoffe legate all’odore della mamma: una sciarpa, un foulard, un lenzuolino, una camicia etc…..
L’oggetto transizionale è quel qualcosa che sta a metà strada tra il bambino e la mamma e che permette al cucciolo di separarsi dalla mamma, non solo fisicamente,ma anche psicologicamente (in questo senso è un consolatore), proprio perchè è contemporaneamente parte del bambino, della mamma e insieme un oggetto esterno.
Se si vuole prenderlo durante la gravidanza e metterlo nel letto dei genitori perchè odori di “casetta” bene, ma altrimenti lasciate che siano i vostri cuccioli a sceglierlo…. ma soprattutto: non pensate mai che sia un capriccio, non toglieteglielo, non lavatelo troppo spesso e trattatelo come un altro figlio!
E se avete voglia, leggetevi i libri di Winnicott!
(autore: Melinera)

E mi viene da pensare… quanto sarebbe bello cucire un doudou usando vecchi abiti che già “sanno di casa”? La gravidanza sembra stimolare la mia voglia di “pasticciare” – e talvolta penso seriamente di comperarmi una macchina da cucire, seguire un corso e darmi alla creatività anche con la stoffa, oltre che con macchina fotografica e con carta e colori (mai sentito parlare di scrapbooking e journaling? …).
Se solo avessi più costanza… ma già so che finirei col divertirmi per qualche settimana o qualche mese e poi finirebbe a prender polvere in un angolo della casa…

Author: admin

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